Convenienza fiscale per gli Enti del Terzo Settore

Convenienza fiscale per gli Enti del Terzo Settore

Con la Riforma del Terzo Settore (D. Lgs. 117/2017) verrà istituito, con decorrenza 1 gennaio 2019, il Registro Unico del Terzo Settore.

In questo 2018 tutte le associazioni saranno chiamate a decidere se iscriversi nel Registro Unico e diventare così Enti del Terzo Settore, oppure no, mantenendo la qualifica attuale.

Sicuramente uno dei fattori che influenzeranno maggiormente la scelta sarà la convenienza fiscale dell’iscrizione.

Ma quale sarà il trattamento fiscale degli Enti del Terzo Settore dal 2019?

Innanzitutto dobbiamo fare un distinguo fra Enti del Terzo Settore Commerciali ed Enti del Terzo Settore Non Commerciali.

Un Ente del Terzo Settore per potersi qualificare come Ente Non Commerciale deve svolgere in via prevalente una o più attività di interesse generale previste dalla Riforma. Può svolgere attività commerciale a latere, ma questa attività deve risultare non prevalente.

Se l’Ente si qualifica come Non Commerciale (sono escluse quindi le imprese sociali), la sua attività commerciale sarà tassata come segue:

  • fino a 130.000 € di ricavi: coefficiente di redditività pari al 7%;
  • da 130.001 a 300.000 € di ricavi: coefficiente di redditività pari al 10%;
  • oltre i 300.001 € di ricavi: coefficiente di redditività pari al 17%.

Facciamo un esempio. Un’associazione culturale che svolge anche attività commerciale (con la partita IVA, per intenderci) sviluppa un fatturato annuo pari a 100.000 €. Se è iscritta nel Registro Unico del Terzo Settore, questa associazione pagherà imposte su 7.000 €, cioè pagherà IRES per 1.680 €. Non male. Avrà ovviamente tutti gli obblighi previsti per gli Enti del Terzo Settore, dovrà depositare annualmente il bilancio, ecc…, ma avrà un trattamento fiscale di indubbio vantaggio.

Inoltre, questo regime agevolato non prevede limiti dimensionali: un’associazione ETS potrebbe anche avere un fatturato di milioni di euro pur continuando a beneficiare del coefficiente di redditività del 17%.

Ma se quella stessa associazione non fosse iscritta nel Registro del Terzo Settore? 

Avrebbe potuto applicare il regime forfettario ex art. 145 TUIR (unico regime agevolato disponibile, visto che la L. 398/1991 a tendere sarà abrogata per le associazioni diverse dalle ASD) e quindi avrebbe calcolato le imposte così:

  • fino a 15.494 €: coefficiente di redditività pari al 15%;
  • fino a 400.000 €: coefficiente di redditività pari al 25%.

Su un fatturato di 100.000 € quindi questa associazione NON ETS pagherà imposte per 5.628 € e non potrà superare il limite dei 400.000 € di fatturato se vuole beneficiare del regime forfettario ex art. 145 TUIR.

Sei ancora convinto che iscriversi al Registro del Terzo Settore sia un’ipotesi proprio da scartare?

 

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