Fallimento associazione

Un’associazione può fallire?

La risposta è sì, ma vediamo in quali casi e con quali ripercussioni.

In teoria un’associazione è un ente non commerciale che non rientra nella definizione di imprenditore prevista dall’art. 1 della Legge Fallimentare quale principale requisito soggettivo affinché un soggetto possa essere dichiarato fallito.

Tuttavia, un’associazione può fallire se si dimostra che questa ha esercitato attività commerciale in via esclusiva o principale, ossia se si dimostra che nella sostanza ha agito come un’impresa.

Quindi, se sussistono gli altri requisiti previsti per il fallimento (in primis aver conseguito negli ultimi tre esercizi ricavi annui uguali o superiori a € 200.000), anche le associazioni possono essere assoggettate a procedura fallimentare.

Per quanto riguarda le conseguenze del fallimento dell’associazione, dobbiamo fare un distinguo fra le associazioni riconosciute e le associazioni non riconosciute.

Per le associazioni riconosciute, il fallimento ovviamente investe il solo patrimonio dell’associazione in quanto ente dotato di autonomia patrimoniale perfetta (risponde per le proprie obbligazioni con solo il suo patrimonio).

Se a fallire è invece un’associazione non riconosciuta, cosa succede in capo agli associati e agli amministratori?

Per quanto riguarda gli associati, alcuni hanno ritenuto assimilabile la posizione dell’associato dell’associazione non riconosciuta a quella di socio illimitatamente responsabile di società di persone, asserendo quindi che il fallimento dell’associazione provochi anche il fallimento delle persone degli associati. Questa posizione non è stata condivisa dalla giurisprudenza, a meno che non si dimostri il fatto che l’associazione in realtà mascherava una società di fatto.

Per quanto concerne invece gli amministratori, l’art. 38 del Codice Civile prevede che in solido con l’associazione rispondano anche coloro i quali hanno agito in nome e per conto di essa, quindi in genere i suoi amministratori.

Questo assunto potrebbe far ritenere che con il fallimento dell’associazione non riconosciuta falliscano anche i suoi amministratori o comunque chi abbia agito in nome e per conto di essa. Tuttavia, dalla lettura dell’art. 38 si ricava che la responsabilità di chi ha agito non investe la totalità delle obbligazioni assunte dalla stessa, bensì solo le obbligazioni per cui si è agito in nome e per conto dell’associazione, quindi non è possibile che gli amministratori siano assoggettati a fallimento per effetto del fallimento della loro associazione.

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